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Dakar 2027: sì, no, forse...quanto se ne parla, e sparla, in questi giorni!

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Redazione
5 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Dakar 2027. Un vero e proprio vero mistero aleggia tutt'intorno a questa gara - che dovrebbe prendere il via il 29 dicembre con le verifiche per terminare il 15 gennaio 2027 in Arabia Saudita - e negli ultimi giorni le voci che sono state messe in giro sono davvero tantissime. Ce ne sono di tutti colori, alcune davvero assurde, ma per questo anche divertenti. La gara si farà, non si farà, si rinvierà al 2028, il percorso verrà rimaneggiato ma resterà in Arabia Saudita, si sostituirà con un altro rally, ecc ecc.

Difficile pensare allo svolgimento della gara in Arabia Saudita vista l'attuale situazione sociopolitica che coinvolge tutto il Medio Oriente, ma in realtà un no definitivo non è ancora stato pronunciato. La settimana scorsa ci sono state riunioni, telefonate e discussioni fra la società organizzatrice, ASO, e i team partecipanti, la maggior parte dei quali ha già versato una prima quota per l'iscrizione.

La riunione è stata fatta venerdì scorso, 9 ottobre, e di conseguenza prima di quanto accaduto a Ryad nel weekend, quindi le cose potrebbero aver subito altri ulteriori cambiamenti.

In breve ASO ha chiesto ai team se erano disposti a partecipare al rally e quindi andare in Arabia Saudita, proponendo magari un percorso più rivolto verso Nord, ma come in parte già si sa, ufficialmente, Ford, KTM, Toyota e alcuni altri hanno dichiarato che non parteciperanno. Meccanici e fornitori di ricambi da sempre presenti all'interno dei team ufficiali hanno rinunciato a partecipare e il budget si sta riducendo via via, senza dimenticare che alcuni dei principali sponsor - per esempio Aramco - hanno in questo momento problemi più urgenti da risolvere (bombardamenti raffinerie e depositi).

Il 15 novembre è la data fissata da ASO per dare una conferma definitiva, tenendo presente che il 28 novembre i team dovrebbero ritrovarsi a Barcellona per verifiche e imbarco dei mezzi su una nave che costerebbe più del doppio rispetto agli anni passati date le restrizioni sulle rotte verso l'Arabia Saudita (i costi dei trasporti marittimi verso gli Emirati Arabi per esempio, sono quasi triplicati in questi ultimi mesi).

Uno dei problemi di cui si parla poco, ma che sussiste forse in modo più pesante rispetto ad altri argomenti, riguarda le assicurazioni. Chi assicurerebbe una squadra, una persona, una organizzazione che va a lavorare in territorio di guerra? Praticamente nessuno, ma mentre alcuni governi, come per esempio quello britannico, hanno imposto forti restrizioni ai viaggi verso il Medio Oriente, altri invece come la Francia e l'Italia, stanno mantenendo una linea più morbida dicendo ai cittadini, sarebbe meglio non andare...ma se proprio dovete, andate e assumetevene la responsabilità.

Nel 2008, quando prima del via della Dakar, ancora in Africa, a fine verifiche venne comunicata la cancellazione del rally che poi dal 2009 si trasferì in Sud America, la scelta era stata dettata proprio dalle assicurazioni: se un evento sportivo infatti è già iniziato (con le verifiche in questo caso) l'assicurazione garantisce un rimborso, se la gara non è neanche iniziata allora sono un altro paio di maniche.

Scenari possibili? Cominciamo dal più divertente: in giro qualche burlone racconta che ASO ha comprato l'Africa Eco Race e che farà correre in Africa la sua edizione 2027. Altre voci invece dicono che l'hanno presa in affitto (personalmente sono stata chiamata da più di una persona a questo proposito) e se ne serviranno per non saltare il rally a gennaio.

Niente di più impossibile sinceramente, per moltissimi motivi che non vale la pena elencare: primo su tutti le due misure enormemente diverse dei due eventi, contesti e logistica comprese.

Eliminata questa assurdità parliamo del cosiddetto Piano B: un rally di 8 giorni in Marocco. Non in sostituzione della Dakar, ma semplicemente un rally che rappresenti la gara iniziale del Campionato del Mondo W2RC - orfano della prima prova, la Dakar appunto - e che si correrà non prima di febbraio o marzo (serve tempo per preparare un rally di otto giorni).

Il nome Piano B non è piaciuto molto al Marocco che ha preso malissimo questa novità: dopo aver preso un calcio in zone 'protette' da ASO nel 2008 si ritrova oggi ad essere chiamata Piano B e decisamente il Governo non ha gradito. Al momento non risultano esserci state riunioni fra ASO e autorità marocchine, e tanto meno la Federazione auto e moto, per un evento del genere.

In compenso l'altro giorno alcuni giornali argentini hanno detto che il loro Paese sarebbe più che mai disposto a tendere una mano verso ASO per aiutarli a risolvere il problema: non c'è che dire, un gesto magnanimo - nel caso ci sia un fondo di verità - da parte di un Paese a cui - come all'Africa - era stato dato il benservito nel 2019.


E i soldi delle iscrizioni? Cioè, le iscrizioni si continuano a pagare o tutto è stato congelato? E la restituzione degli acconti è prevista? In questo caso quanto già versato nelle casse di ASO resterà nelle casse di ASO, ancora per un po' che restituirà comunque l'incassato verso marzo, o forse aprile del prossimo anno.

Ma mentre si discute della Dakar 2027 ci sono altri argomenti sempre legati allo sport, per così dire 'caldi', a cominciare dalla Baja in Qatar, prevista dal 28 al 31 ottobre, la Dubai International Baja dal 5 all'8 novembre, e l'Abu Dhabi Desert Challenge in programma dal 22 al 27 novembre. Ma se usciamo dall'argomento rally raid ecco che si presenta l'incognita Extreme H la cui unica gara di FIA Extreme H World Cup si dovrebbe correre dal 29 al 31 ottobre a Qiddiya City in Arabia Saudita, e poi anche la Formula 1, che ha confermato le due gare di fine novembre e inizio dicembre rispettivamente in Qatar e ad Abu Dhabi.

I rally, nel senso di WRC e la FIA WEC sono state annullate oppure sostituite, eppure le altre gare continuano il loro cammino verso lo svolgimento.

Difficile capire, e interpretare questi scenari, e questo non fa che alimentare voci e chiacchiere che non fanno bene a nessuno, e di sicuro non allo sport, e ancora meno a chi lo pratica e a chi si allena da mesi - investendo su se stesso - per affrontare una competizione che a due mesi dal suo inizio è ancora totalmente avvolta dalla nebbia.


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