• Elisabetta Caracciolo

Una Baja Hail fatta di penalità, ricorsi, reclami e vittorie

Lo sport è morto. Viva lo sport. Si potrebbe dire così, parafrasando la celebre frase il re è morto, viva il re (Treccani: formula con cui nella monarchia francese precedente alla rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo successore, volendosi così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto monarchico. La frase è rimasta nell’uso per indicare - talvolta in senso scherzoso - la continuità di una carica o di una funzione, che nel buon senso popolare si esprime in italiano con la sentenza 'morto un papa, se ne fa un altro').

Perchè se è vero che alla Baja Hail abbiamo assistito alla delusione di veder crollare il senso della parola sport è anche vero che nella stessa giornata, a poche ore di distanza, abbiamo anche assistito al risorgere della giustizia. Sportiva, ovviamente.

Andiamo per ordine. La Baja Hail 2 parte all'insegna di Carlos Sainz che vince la prima giornata di gara al volante del suo buggy 2 ruote motrici X Raid e si mette alle spalle Nasser Al Attiyah e Stephane Peterhansel. Il giorno dopo però Al Attiyah spinge la sua rinnovata Toyota a più non posso e conquista la vittoria della tappa, della gara e della Coppa del Mondo FIA. Quando arriva al bivacco i meccanici e tutto l'entourage non reagiscono prontamente alla sua vittoria e ci mettono qualche secondo per alzarsi e battere le mani (vedi video sulla pagina Facebook di worldrallyraid).

La reazione in effetti è comprensibile ed è quella che a mio modesto parere sancisce appunto la morte dell'aspetto sportivo di questi rally. Mi spiego meglio. Quest'anno il calendario della Coppa del Mondo, tagliuzzato, ricucito, fatto di competizioni rimandate e poi cancellate, si è composto di cinque gare: la prima in Russia a febbraio, la seconda in Polonia ad agosto dopo il lungo stop decretato dal Covid, la terza in Portogallo a ottobre e infine le ultime due in Arabia Saudita a dicembre. Quando i piloti sono arrivati in Portogallo la vittoria della Coppa del Mondo 2020 sembrava appannaggio di due piloti, l'olandese Ten Brinke della Toyota e Vladimir Vasilyev, su Mini separati da solo mezzo punto.

La sorpresa inizialmente era venuta dal Portogallo perchè all'insaputa di molti i punti attribuiti erano stati ridotti data la scarsità di chilometri percorsi: praticamente la FIA aveva accettato che la gara facesse comunque classifica ma dati i pochissimi chilometri percorsi dai piloti in una due giorni di tempesta, acqua e straripamenti vari, aveva deciso come stabilito dal regolamento di ridurre i punti a un terzo e al vincitore invece di 25 ne aveva affibbiati solo 8. Tutto questo unito alla scarsità di gare aveva fatto sì che i punti fossero relativamente pochi per i primi in classifica. Così, dopo la prima vittoria, alla Baja Hail 1, Al Attiyah si è ritrovato subito terzo grazie ai suoi 28 punti conquistati in due giorni. Alla partenza della seconda Baja nessuno sembrava preoccuparsi più di tanto della possibilità che il qatarino vincesse, ma la vittoria del pilota Toyota ha invece risvegliato chi aveva sottovalutato la cosa.

Arrivato al paddock alla fine della seconda tappa della Baja Hail 2 Nasser aveva messo al sicuro la vittoria della gara e 27,5 punti (25 del vincitore, 1,5 per chi vince la tappa e 1 per chi fa secondo): totale 55,5. Peccato che nella Baja 2 sia Ten Brinke sia Vasilyev non siano andati oltre il settimo e l'ottavo posto ritrovandosi in tasca un pugno di pochi punti assolutamente insufficienti a garantir loro la vittoria del titolo 2020.

Ed è qui che si seppellisce il concetto di sport, e soprattutto che si dice addio alla stagione baja perchè non ha molto senso ormai per nessuno - pilota o team che sia - investire in una intera stagione, per vincere un titolo, e poi vedersi battere da un top driver, in sole due gare. Inutile battersi per tutto l'anno per poi trovarsi di fronte una sfilza di piloti fortissimi e ufficiali che ovviamente non lasciano spazio a nessuno. Perchè il prossimo 2021 un pilota dovrebbe venire a correre e a investire in una stagione Baja se queste sono le sue prerogative?

Ma è proprio mentre ci si poneva queste domande che arrivava il primo colpo di scena: la Toyota e Ten Brinke (ore 14,30 del 16 dicembre) presentano un reclamo perchè per un evidente errore del road book - non l'unico per la verità - avevano pascolato in giro per la speciale perdendo un sacco di tempo. La direzione gara e la giuria dopo aver analizzato la strumentazione accetta il reclamo e restituisce a Ten Brinke due minuti e 12 secondi permettendogli di avanzare di una posizione in classifica sorpassando il suo nemico numero uno, Vasilyev. A quel punto però (ore 17 del 16 dicembre) anche il russo pensa di avanzare reclamo e anche in questo caso viene accettato: a lui e alla sua Mini vengono abbonati 1 minuto e 19 secondi. Tanto basta per farlo risalire in sesta posizione, davanti a Ten Brinke, settimo.

La classifica in quel momento dunque vedeva Al Attiyah primo su Sainz e Peterhansel con Al Rajhi quarto, Przygonski quinto, Vasilyev sesto e Ten Brinke settimo e per la Coppa del Mondo alle spalle del pilota del Qatar c'erano Vasilyev e l'olandese Ten Brinke. Ma ecco il colpo di scena. La storia ha varie sfaccettature ma una, raccontata dal diretto interessato, parla di una squadra che è andata da un'altra squadra a chiedergli di fare reclamo per un eccesso di velocità commesso da Al Attiyah e passato un po'...come dire...in secondo piano. Il reclamo viene presentato e in un primo momento il direttore di gara è propenso a concedere una penalità di 10 secondi ad Al Attiyah, ma il provedimento deve suonare ridicolo anche a lui stesso tanto è vero che dopo accurata discussione e analisi dei punti di vista la penalità si fa più pesante. Ma non diventa effettiva, non subito e non ancora. La classifica finisce quindi sub judice e ad Al Attiyah viene attribuito un minuto di penalità e tanto basta a Carlos Sainz - secondo a 54" - per vincere. Al Attiyah scivola in seconda posizione e perde il titolo che finisce nelle mani del russo, che aveva lottato per ottenerlo per tutta la stagione. Alle spalle di Vasilyev ci sono a pari merito Al Attiyah e Ten Brinke.


Insomma, lo sport è morto e resuscitato, sotto lo sguardo attento della giustizia sportiva nel giro di poche ore, ma di questa gara e delle tante penalità, errori, e cambiamenti avvenuti si sentirà parlare ancora per un bel pezzo.

 

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