• Elisabetta Caracciolo

Arrivare a Jeddah...aspettando la Dakar 2021

Opulenza (dal latino opulentia – Grande ricchezza, grande abbondanza di mezzi, e il fasto o la condizione di diffuso benessere che ne è la conseguenza). E' la prima cosa che salta agli occhi quando arrivi in una città come Jeddah o Gedda, come lo si voglia scrivere. E' la seconda città dell'Arabia Saudita, dopo la capitale Riyadh, conta quattro milioni di abitanti e sorge sulle rive del Mar Rosso, di fronte, praticamente, all'Egitto. E' una città antica, di ben 2500 anni, e ospita il porto commerciale più importante dell'intero Paese. Quello che al suo interno da qualche giorno vede parcheggiati i mezzi che parteciperanno a gennaio alla 43. edizione della Dakar.

Jeddah è grande, grandissima, e sfarzosa, e ricorda non tanto l'architettura europea, quanto più da vicino quella statunitense, fatta di palazzi altissimi, grattacieli senza limiti che puntano dritto verso il cielo e di altre costruzioni invece, basse e ampie, anzi ampissime, con larghe superfici vetrate, tanto acciaio e specchi.

Girarla in macchina, perchè a piedi non è il caso date anche le distanze, è istruttivo e nello stesso tempo suscita una curiosità innata. Non sono qui per giudicar e neanche per commentare. Il giornalista serio e professionale non lo fa. Semplicemente riporta i fatti. Qui tutto è caro, anzi carissimo. Un taxi per spostarsi di 15 chilometri arriva a chiederti più di trenta euro e su ogni prezzo vanno calcolate tasse altissime che vanno sempre considerate prima di acquistare qualsiasi cosa: l'albergo per esempio, sul prezzo della camera applica prima un 5%, poi un 15% e poi ancora un 5%.

Quando siamo arrivati a Jeddah giovedì sera - l'equivalente del nostro sabato - con il nostro camion da gara, un Mercedes Actros alto e vistoso, ci hanno guardato con curiosità in mezzo al traffico, ma senza particolare attenzione o passione. Nessuno ci ha fotografato come succedeva in Sud America, nessuno si è fermato per farci passare, al contrario. Abbiamo giocato e scherzato con quattro ragazzi giovani che a bordo di una Mustang ultimo modello gialla ascoltavano musica araba e noi abbiamo sparato i Beatles a tutto volume per gioco, ottenendo risate e saluti dai giovanotti.

I negozi qui, soprattutto i centri commerciali, che sono ovunque, o i quartieri che ospitano i negozi più esclusivi, sono enormi ed eccessivi, come più o meno tutto quello che si vede. Lo stadio, il nuovo aereoporto, la torre in costruzione, la famosa Jeddah Tower da 200 piani e 1008 metri di altezza, che doveva esser ultimata quest'anno e che invece - almeno in questo sono molto simili a noi - è ben lungi dall'esser finita. L'obiettivo di questa torre fin dal principio è stato quello di superare in altezza il grattacielo più alto del mondo, il famoso Burj Khalifa di Dubai: "L’Arabia Saudita - scrive il sito buildingcue.it - porterà via lo scettro di edificio più alto del mondo ai vicini Emirati Arabi Uniti, leader indiscussi, insieme alla Cina, nella costruzione di strutture lussuose dalle misure imponenti e altamente all’avanguardia...Il costo complessivo è arrivato ad oggi a 2 miliardi di dollari, più del previsto a causa di ritardi per burocrazia, presunta corruzione e problemi economici sorti per finanziare il progetto sin dall’inizio dei lavori nel 2013. La torre proporrà abitazioni sontuose, ristoranti, negozi, uffici, uno degli hotel Four Seasons e l’osservatorio astronomico più alto del mondo, nonché un balcone sospeso a circa 652 metri sopra il livello del mare. L’area di 23 ettari che circonda la torre comprenderà poi centri commerciali, università, parchi pubblici e un’area pedonale".

Appunto, opulenza.

 

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