• Elisabetta Caracciolo

Baja Aragon, nostalgia dei tempi che furono...

Nostalgia. Questo è il primo sentimento che ha suscitato in moltissime persone la Baja Aragon 2021. La gara che da otto anni ha abbandonato Saragozza per spostarsi a Teruel, mai come in questa edizione ha riportato la memoria di chi ha avuto il piacere, e nello stesso tempo la possibilità e la sofferenza di viverla allora, la gara che si correva a Saragozza. Una gara nata nel 1983 e che si proponeva di ricalcare le orme delle Baja americane, o messicane: 1000 chilometri da percorrere tutti d'un fiato, nell'arco di una giornata, senza soste, se non a proprio discapito perchè fermarsi a fare benzina, o ad aggiustare il mezzo voleva dire perdere minuti preziosi.

Nostalgia perchè quella gara, e l'adrenalina di allora, non esistono più a Teruel, ma nostalgia anche perchè questa volta la gara, soprattutto quella delle auto, è stata davvero bella. Innanzitutto per il parco partenti, di altissimo livello, proprio come ai vecchi tempi quando al via si presentavano Citroen, Mitsubishi, Buggy Schlesser, Lada Niva e tutti i piloti che abitualmente frequentavano con successo la Dakar da Clay Regazzoni ad Ari Vatanen, da Bruno Saby a Pierre Lartigue e Jacky Ickx.

Quest'anno i motivi di orgoglio per l'organizzazione spagnola erano parecchi: innanzitutto il debutto delle nuove vetture della Prodrive, questi Hunter totalmente ricostruiti e risistemati dopo la Dakar e affidati a un Sebastien Loeb che in Spagna ha avuto l'opportunità di testare anche il suo nuovo copilota, Fabien Lurquin; a Nani Roma affiancato da Alex Haro - altra

novità della Baja - e a Orly Terranova che esordiva in questo team di inglesi, lui argentino. Ma oltre al team della Regina Elisabetta c'erano anche le Mini della X Raid - un po' vecchiotte ma pur sempre veloci - le Toyota dell'Overdrive e una serie notevole di piloti spagnoli e portoghesi particolarmente agguerriti. Le vetture al via erano 144, certo nulla a che fare con le 500 degli anni Novanta, ma comunque sempre un bel parterre, a dimostrare ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, che in giro c'è una gran voglia di correre. E ne sa qualche cosa tanto per fare un esempio, il team South Racing che da tre Can Am iscritti si è ritrovato con un team di otto SSV, grazie ai piloti aggiuntisi all'ultimo momento, e capaci di conquistare ben sei delle prime dieci posizioni della classifica T4.

L'interesse intorno a questa gara è venuto via via crescendo e la sfida in campo è stata molto bella, complice un caldo asfissiante e un sole prepotente che faceva pensare a Saragozza - anche se lì le temperature superavano i 50° e qui non si è andati oltre i 40° - e un terreno duro, polveroso e spesso ricoperto da un sottile strato di fesh fesh. E per non farsi mancare niente, esattamente come accadeva negli anni Novanta, il disegnatore del percorso ha

pensato bene di inserire un bel fossato di acque nere e puzzolenti come possono confermare i piloti che ci sono finiti dentro - più di uno - con i loro veicoli.

I chilometri ora non sono più i 1000 degli anni passati, e anzi, il percorso è stato rimaneggiato fino all'ultimo minuto e invece degli 898 chilometri previsti e annunciati, se ne sono fatti un centinaio in meno, con 498 di prove speciali al posto degli oltre 550 previsti. Niente prologo per le auto e i camion e gli SSV, ma solo per moto e quad, e una prima speciale da 180 chilometri il venerdì, su cui alternare le categorie, più quattro speciali il sabato. O meglio, la prima era di 208 chilometri, ma la seconda era stata suddivisa in tre porzioni: la prima da 48,28 km, la seconda da 17,69 e la terza da 46,94 inframezzate da 26 chilometri, spezzettati, di neutralizzazione. Il problema resta quello di fare passare auto e camion prima delle moto, distruggendo i terreni, scavando profondamente solchi, caregge e buche e rendendo molto più pericoloso poi per le due ruote il passaggio a forte velocità - perchè la Baja è comunque una gara veloce - su un fondo ampiamente rovinato.

Ma le moto, e i motociclisti, in questa gara sono davvero figlie di un dio minore perchè c'è un'attenzione contenuta nei loro confronti nonostante comunque al via ci siano nomi di tutto rispetto a cominciare da quel Joan Barreda che ha vinto, per la quinta volta, quella che a tutti gli effetti lui vive come la gara di casa.

Dei risultati di tutti gli altri si parlerà in un altro articolo: questo resta pur sempre, e solo, un editoriale.