• Elisabetta Caracciolo

Colpo di scena: Silk Way Rally modifica il percorso. Niente Mongolia e speciali al contrario !

Alle nove meno dieci di sera - 17 meno dieci qui in Italia - l'annuncio choc da parte dell'organizzazione del Silk Way Rally: non si va più in Mongolia. Incredibile, ma vero !

"A seguito di una riunione di crisi fra la direzione del Silk Way Rally i commissari sportivi e gli osservatori FIA e FIM si è deciso di modificare il percorso della gara", hanno esordito al bivacco di Altaisk dopo aver riunito tutti i piloti per il briefing. "Al momento delle ricognizioni la direzione sportiva - hanno spiegato - aveva già studiato un piano B e anche un piano C per far fronte a eventuali problemi e a cause di forza maggiore che potessero bloccare la gara durante il suo svolgimento" e così il famoso piano alternativo è stato messo in pratica. Domani gli equipaggi avrebbero dovuto affrontare l'ultima prova speciale in Russia per entrare poi in Mongolia ma così la situazione si rovescia e l'intera gara si correrà solo su territorio russo. "Il primo luglio Denis Protsenko incaricato del controllo strategico contro il COVID-19 all'interno del direttivo del SILK WAY RALLY aveva inviato una lettera chiedendo di modificare l'itinerario e proseguire la gara unicamente sul territorio russo", che per dirla tutta stamattina ha registrato un incremento dei contagi oltre le ventimila persone con più di 600 morti contro numeri estremamente più bassi in Mongolia come riportato in questa relazione (https://www.who.int/mongolia/internal-publications-detail/covid-19-situation-report-for-mongolia-59)!

L'atmosfera al biacco è bollente: i piloti auto e SSV vogliono fermarsi e bloccare la gara e la cosa incredibile invece è che i piloti moto e le Case hanno deciso di proseguire...perchè è incredibile? Ora ve lo spiego. L'organizzazione ha proposto di tornare indietro, accorciare la durata della gara e ripercorrere al contrario, a volte, e nello stesso senso, altre volte, tutte le speciali disputate finora e quella di domani, che sono distrutte e scavate in maniera profonda dopo il passaggio dei camion in gara e incredibilmente la proposta è stata accettata proprio dalle moto che in genere sono estremamente attente a queste situazioni di pericolo. Ma non è tutto. Al bivacco sono tutti sicuri che la cosa fosse già stata prestabilita e decisa prima di partire e che l'idea fosse appunto quella di annunciare la cosa dopo due giorni, quando ormai si era a oltre 1000 chilometri da Omsk. Team e piloti non l'hanno presa bene e più di qualcuno sta pensando di tornare indietro il che significherebbe, anche, perdere moltissimi soldi: i camper già noleggiati, gli alberghi già pagati in Mongolia, tutte le spese vive già pagate all'organizzazione, niente di tutto questo verrebbe rimborsato.

"La direzione di gara ha deciso di non passare la frontiera fra Russia e Mongolia e di utilizzare i settori selettivi tracciati in Russia e già percorsi per proseguire l'undicesima edizione" ha detto l'organizzazione, annunciando "il 4 luglio gli equipaggi disputeranno una tappa marathon fra Gorno-Altaisk e Kosh Agach il che significa che sulla terza tappa di domani solo i concorrenti potranno riparare i propri veicoli e le assistenze resteranno a Gorno Altaisk che per loro si trasformerà in giornata di riposo".

E per finire, dal bivacco mi comunicano che la gara si concluderà martedì 6 luglio e che i punteggi verranno calcolati solo per un terzo sul totale: "domani la tappa resterà la stessa, senza ovviamente passare la frontiera per la Mongolia, ci fermeremo in un bivacco che stanno organizzando al volo, a cinquanta chilometri dalla fine della speciale e dopodomani partiremo da lì e in trasferimento torneremo alla partenza della tappa di domani e la rifaremo nello stesso senso di marcia .. quando usciremo da lì avremo un trasferimento di 500 chilometri circa per ritornare dove siamo stasera, ad Altaisk, e poi l'ultimo giorno rifaremo ancora la stessa prova speciale di oggi e la gara sarà finita. Ci sentiamo presi in giro" confessa Paolo Ceci, navigatore nel team South Racing con Eugenio Amos.