• Elisabetta Caracciolo

Dakar a emissioni zero? Non pensiamo ai soli veicoli...

Nel corso della Dakar 2021 a Neom, nel tardo pomeriggio della giornata di riposo, è stato organizzato un incontro stampa per parlare del futuro della gara sotto un punto di vista ambientale. Il titolo della conferenza era Dakar Energy Transition plan from 2021 to 2030 con un hashtag #DakarFuture.

I due argomenti al centro della presentazione erano: le motorizzazioni delle auto da gara e dei camion e le emissioni legate alla logistica necessaria per portare avanti bivacco e organizzazione.

Sette gli invitati a parlare dal palco, lo stesso utilizzato per il briefing, ogni sera, a cominciare da Yann Le Moenner, CEO del gruppo Amaury Sport Organisation, organizzatore della Dakar, che oltre ad aprire i lavori e fare gli onori di casa ha spiegato come i convenuti, e di conseguenza anche il pubblico, formato da giornalisti e partecipanti, fossero lì “per una evidente intenzione di cambiare la Dakar e condividere una visione del futuro. Due i fronti su cui lavorare a partire dalla motorizzazione delle auto, ben sapendo che l'idrogeno non è l'unica soluzione, e proseguendo attraverso il bivacco e una sua totale trasformazione, e sì, sappiamo che in questo senso c'è molto da lavorare”.

David Castera, direttore della Dakar ha preso la parola subito dopo ribadendo fin da subito la ferma decisione di ASO di raggiungere nel 2030 l'obiettivo di avere in gara solo veicoli al cento per cento a zero emissioni. Ambizioso progetto, senza dubbio, più facile da raggiungere a suo dire su un camion che su una macchina visto che il primo offre ovviamente molto più spazio per stoccare i contenitori di idrogeno.

Sven Quandt, patron del team X Raid nonché CEO della Q-Motorsport ha poi illustrato i progetti Audi in tema energia pulita: “se non fosse una sfida noi non saremmo qui” - ha sentenziato, sottolineando come proprio “la Dakar in questi anni sia stato un vero e proprio terreno di gioco per le nuove tecnologie”. Il suo annuncio riguardava un veicolo elettrico con energia convertibile che dovrebbe già correre nel 2022. Il concetto che Audi sta sviluppando e la vettura che in realtà sta già girando in Germania ed è quindi in avanzata fase di test, monta un motore non esageratamente grande che viene alimentato di continuo ricaricando in questo modo le batterie.

Christophe Gaussin, CEO del gruppo omonimo, ha presentato il progetto di un camion

estremamente avveniristico e anche lui in poche frasi ha condensato il concetto di un lavoro che è già in avanzato sviluppo: “bisogna tenere sempre a mente – ha detto – che quando si parla di un veicolo a idrogeno si sta comunque parlando di un veicolo elettrico”.

Il team GCK - Green Corp Konnection – in cui corre Guerlain Chicherit, si è espresso attraverso il suo CEO, Eric Boudot che nel corso della due giorni di Neom, in Arabia Saudita, aveva organizzato una serie di dimostrazioni con il loro veicolo elettrico. Un mezzo che è in avanzato sviluppo, così come la Unkorrupted che si sarebbe dovuta vedere al suo esordio alla Dakar, ma che in realtà farà la sua comparsa solo nel corso di quest'anno in qualche gara del mondiale. “Quel che è certo – ha detto Boudot – è che nel 2022 GCK sarà presente alla Dakar con il suo prototipo a idrogeno ma al solo scopo di esibizione, e non per concorrere”.

A chiudere l'incontro Cyril Despres e il suo navigatore, l'esploratore Mike Horn, uomo di indubbio carisma che con una sola frase ha conquistato l'intera platea: “Se i tuoi sogni non ti spaventano allora vuol dire che non sono abbastanza grandi”. Il suo impegno nella salvaguardia del pianeta è noto in tutto il mondo, così come la sua intenzione di "cambiare le generazioni future" e la GEN-Z H2 Adventure – un prototipo in tutto simile alla Peugeot DKR interamente alimentato a idrogeno - va esattamente in questa direzione.

Mentre la conferenza veniva dichiarata al termine e tutti gli ospiti si alzavano dalle sedie la sottoscritta è rimasta in attesa. Aspettavo che qualcuno invece mi parlasse di come tenere pulito il bivacco, il famoso impegno gravoso di cui aveva accennato, unico del gruppo, Le Moenner.

Volevo capire per esempio come, al di là dei pannelli solari che per due giorni hanno alimentato luce e poco altro a Neom, funzionerà il bivacco del futuro, quello a zero emissioni. Volevo capire per esempio, come sarebbero state smaltite le tonnellate di plastica (che si può riciclare, è vero, ma con un forte dispendio di energia, per trasporto e lavorazione, e una enorme produzione di CO2)che abbiamo nostro malgrado prodotto ogni giorno visto che i cibi ci venivano propinati unicamente in contenitori di plastica (non esiste altro in Arabia, né bioplastica compostabile, né materiali biodegradabili, né carta, né stoviglie realizzate in polpa di cellulosa, foglia di palma o mais pressato). Volevo capire come avrebbe funzionato la raccolta differenziata – umido, plastica, carta - che in Arabia non

esiste, e di sicuro non veniva praticata sul bivacco. E avrei anche voluto capire come avremmo alimentato gli elicotteri e gli aerei che garantiscono gli spostamenti dell'organizzazione e vegliano sulla sicurezza dei concorrenti. Avrei anche voluto capire in che modo si sarebbero spostati tutti i bilici che trasportano il bivacco e le sue strutture e anche come, per esempio, si sarebbero alimentati i camion cisterna che provvedono al fabbisogno di acqua di un bivacco di circa 2000 persone (camion vecchi e vetusti che cascano a pezzi e che di sicuro non montano motori Euro 6...per la verità credo neanche Euro 1).

Sono rimasta seduta, da sola, mentre tutti si alzavano e mi guardavano con curiosità...Già, quella curiosità che invece solo io ho dimostrato di avere di fronte a questi argomenti che forse fanno meno scena e catalizzano poco l'attenzione mediatica e il pubblico e spostano meno capitali di un camion a idrogeno, ma che sono sicuramente e ugualmente importanti e di non facile soluzione.

 

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