• Elisabetta Caracciolo

Extreme E, in Sardegna decimate le vetture fra semifinale e finale. Una gara in stile Highlander

Di nove Odyssey 21 al traguardo della gara in Sardegna ne sono arrivate praticamente solo una e mezza. Non è bello dire, ve lo avevo detto, però è esattamente quello che è accaduto. La durezza del terreno, l’impeto di molti equipaggi, in parte la polvere, e i problemi enormi delle vetture mai così lampanti come in questa prova, hanno fatto sì che sul podio finale salisse praticamente solo una vettura a pieni giri. Spettacolare? Sicuramente. Bello, bè non proprio. Diciamo pure una gara in puro stile Highlander, l'ultimo immortale: ne resterà soltanto uno !

All’inizio delle qualifiche, sabato mattina, dopo le prove libere andate un po’ così così, l’impressione era stata positiva. Per pochissimi minuti, è vero, ma quando Johann Kristoffersson era partito con la vettura RXR per primo, andando fortissimo e saltando a destra e a sinistra, gettandosi nel vero senso della parola dentro i guadi e saltando fuori senza nessun danno per un istante ho pensato ”sta a vedere che questa Odyssey sopporta meglio il terreno duro che la sabbia”. Perché la tenuta di strada, il comportamento delle sospensioni, i settaggi azzeccati, in un primo momento hanno davvero fatto pensare che la vettura si trovasse a suo agio su questo terreno tanto duro, arido, spaccato e impegnativo, squisitamente rallistico.

Un pensiero che non è durato neanche dieci minuti in effetti visto quello che è accaduto dopo. Il capotamento della Taylor, da imputare in effetti a un suo errore, una velocità troppo elevata all’uscita da una curva, le rotture successive di servosterzo, sospensioni, gomme hanno fatto sì che alla fine della prima sessione delle qualifiche arrivassero in pochi e quei pochi non senza problemi.

A parte i rallisti, con le loro performance da brivido, da Loeb a Sainz, passando anche per un eccellente Mattias Ekstrom e un bravo Kristoffersson, tutti gli altri hanno fatto fatica dimostrando ancora una volta che è vero che per vincere bisogna andare forte, ma è anche vero che per farlo bisogna almeno avere una vettura sotto il sedere e tagliare il traguardo con quella.

Così, fra meccanici che lavorano fino a tarda sera al paddock e strategie di gara, legate soprattutto alla pioggia e alle traiettorie da seguire, si è arrivati domenica alle semifinali. Prima di tutto la tanto anelata pioggia non si è fatta vedere nella notte fra sabato e domenica, e così è stato necessario bagnare il percorso, solo in alcuni punti, fra cui ovviamente la partenza, con le autobotti, facendo quel che si poteva su un terreno talmente secco da non assorbire, e tanto meno, impregnarsi, d’acqua. Dalla prima semifinale gli specialisti del rally cross sono passati direttamente alla tattica di gara più aggressiva che conoscevano: le sportellate. Nella prima semifinale Timmy Hansen è partito veloce appoggiandosi letteralmente a una saggia Sara Price che ha cambiato subito traiettoria puntando a destra e togliendosi come si dice, di mezzo, per non incorrere in altri attacchi e ha poi messo nel mirino la X44 di Cristina Gutierrez che senza capire cosa fosse successo si è ritrovata prima di traverso di 90° gradi e poi appollaiata sopra la vegetazione con le ruote sospese per aria.

Ma la giustizia divina ha pensato bene di punire Hansen che non è mai neanche arrivato allo switch rimasto fermo con la Odyssey di Andretti United in panne, e il destino ha solo anticipato quello che poi avrebbe decretato la direzione gara, e cioè la retrocessione all’ultima posizione, in questo caso la terza, nella prima semifinale. Tradotto, niente finale !

A quel punto mentre i meccanici della X44 sotto gli occhi attenti, e critici, di David Richards, presente per la prima volta a una gara di Extreme E, portavano a termine un vero e proprio miracolo ricostruendo la vettura in tempo per la finalissima, altri tre equipaggi scendevano in pista per la seconda semifinale.



Anche qui l’aggressività la faceva da padrona e mentre Sainz sceglieva la traiettoria migliore, tutta a destra, gli altri due – ABT Cupra con Mattias Ekstrom e RXR con Kristoffersson - si lanciavano in un duello testa a testa a sinistra. L’opzione di Sainz era ottima, ma la sua Odyssey di nuovo ha avvertito gravi problemi di servosterzo – come accaduto per tutto il weekend - e arrivare allo switch prima e al traguardo dopo per il team Acciona è stata una vera sofferenza. Mentre Sainz e Sanz lottavano per conquistare almeno un po’ di punti gli altri due, ABT Cupra e RXR conquistavano la finale e nel caso della vettura di Ekstrom e Kleinschmidt non senza penare.

Nella Crazy Race di nuovo succedeva di tutto: testacoda, salti impossibili, sportellate e sospensioni piegate rappresentavano anche in questo caso la normalità e alla fine erano Kevin Hansen e Mikaela Kottulinski per il team JBXE a conquistare la finale, approfittando soprattutto della debacle degli altri due con Veloce capotato, ovviamente mentre al volante c’era l’irruente Stephane Sarrazin che ha distrutto la vettura forse addirittura più che in Arabia Saudita, e Xite Energy in ginocchio su una sospensione piegata, subito dopo il cambio.

Quando le vetture cominciavano a schierarsi sulla griglia di partenza della finalissima la pioggia decideva di fare la sua comparsa, peggiorando solo in parte le cose sul terreno di gara ma almeno togliendo la polvere su tutti i sette chilometri del tracciato. Alla partenza Loeb sorprendeva tutti con un traiettoria tutta a destra possibile per l’alsaziano soprattutto perché la ABT Cupra, con Jutta Kleinschmidt al volante, essendo partita solo 30 secondi dopo il semaforo verde aveva lasciato spazio alla X44 che partiva al suo fianco destro. La Kottulinski volava per aria con un bel 180 gradi, ma riusciva a ripartire, ultima, mentre la Taylor se ne andava in testa battendo in velocità la Odyssey 21 di Chip Ganassi con Kyle Leduc al volante. Poi accadeva di tutto, a tutti, meno che al team RXR che vinceva nuovamente, la sua terza gara, e si portava in testa alla classifica con un vantaggio di 27 punti che a una sola gara dalla fine sembra impossibile davvero da abbattere. Mentre Sara Price piegava una sospensione e ugualmente Loeb si fermava con lo stesso problema la JBXE si fermava mentre Ekstrom, come in un cartone animato distruggeva metro dopo metro la sua ABT Cupra. Molto di quanto accaduto non si è potuto vedere in diretta perché la vegetazione copriva gran parte del percorso, soprattutto nei tratti salienti: sta di fatto che lo svedese è arrivato senza uno sportello e con qualche altro pezzo mancante al traguardo regalando al team, finalmente, il podio, e in particolare il secondo posto. Sul terzo gradino la JBXE che non ha tagliato il traguardo, ma ha semplicemente coperto più metri di percorso rispetto agli altri.

Insomma, gara bella, spettacolare, adrenalinica sicuramente, ma con queste vetture così deboli non si va da nessuna parte. Così come non si va da nessuna parte se i piloti, in particolare alcuni, non iniziano a capire – e dopo quattro gare sarebbe pure ora - che in questa specialità non si può salire a bordo e mettere giù il piede. La vettura va rispettata e la velocità controllata e l’atteggiamento kamikaze da ‘o la va o la spacco’ – leggera digressione rispetto al proverbio originale – non è più adottabile.

Il giorno dopo la gara, lunedì, gli equipaggi sono rimasti a Capo Teulada per una sessione di prove: per il prossimo anno infatti, sono previsti alcuni cambiamenti tecnici che riguardano sospensioni e molle e appunto la sessione di test era dedicata proprio a questo. Martedì poi la famosa giornata dedicata ai rookie, ma in realtà della lista – assolutamente top secret – fanno parte non solo giovani talenti, ma anche alcuni nomi leggendari che potrebbero avvicinarsi il prossimo anno a questa disciplina.