• Elisabetta Caracciolo

Extreme E: la Sardegna sfodera un percorso di 7 chilometri con terreno duro e scavato...


Non è che uno voglia essere pessimista, oppure catastrofico, ma se dopo la ricognizione del percorso in Groenlandia, per la terza prova di Extreme E si era pronosticato che solo due o tre vetture sarebbero arrivate integre al traguardo, qui si rischia davvero di non averne neanche una.

Il percorso, sul quale abbiamo appena effettuato la ricognizione, è pazzesco. Bellissimo, ma durissimo e sicuramente molto, molto selettivo. Chi pensi di partire di nuovo a tutto gas, mettendo giù il piede senza rispettare il mezzo, avrà vita difficile, per non dire impossibile.

Per la prima volta infatti in questa quarta gara 2021 il fondo, il terreno, non sarà sabbioso, bensì durissimo. Sembra di essere in Marocco, nelle zone dell'Atlas che hanno un terreno duro, pieno di spaccature, sassoso solo in parte, e scivoloso come il ghiaccio nelle mattine di dicembre.

I piloti oggi si sono avviati sul percorso a piedi e hanno camminato per circa 7,030 chilometri, passando da una zona all’altra della base militare Capo Teulada che in passato ha già ospitato altri eventi sportivi al suo interno. La ricognizione è cominciata intorno alle 13, con abbondanti 25 gradi e una leggera brezza, portando tutti i piloti, rigorosamente a piedi – tutto il resto è vietato dal regolamento, anche le semplici E Bike – a controllare metro per metro un tracciato che sarà senza dubbio il più impegnativo della stagione. Scivoloso, con un brecciolino che bagnato potrebbe diventare deleterio, così ricco di spaccature e di buche da far invidiare le lunghe tappe marocchine della Dakar o dell’Africa Race.

Diverso, di sicuro. È diverso da tutti gli altri affrontati fino a questo momento e soprattutto è il primo, appunto, che non presenta sabbia. La partenza è estremamente larga e offre la possibilità, nella finale in cui partiranno fianco a fianco cinque Odyssey 21, di scegliere ben sei diverse opzioni: i piloti a piedi ne hanno percorse un paio, al massimo tre, proponendosi di studiarle meglio domani, magari nello shake down, ma proprio stasera abbiamo scoperto che lo shake down in realtà non si disputerà tutto sul percorso di gara ma lo toccherà solo in parte. Il primo contatto con il terreno con la Odyssey sarà domani appunto per i test pre gara in mattinata, e dopo le tredici con le prove libere, ma il tracciato non sarà quello della gara: lo sarà all’inizio e poi nella parte centrale, ma non alla fine, e infatti non a caso misura 4 chilometri e mezzo contro i sette della competizione.

Se la partenza offre sei diverse traiettorie, dopo circa 150 metri si arriva al primo passaggio fra le bandiere, un vero e proprio imbuto che andrà affrontato non troppo velocemente visto che subito dopo ci sono non delle buche, bensì delle voragini. Eh già perchè qui le esercitazioni militari si fanno anche con i carrarmati e quindi le buche sono belle profonde, e anche durissime sul fondo. Dal primo imbuto la situazione si fa delicata perchè non sono poi così numerose le diverse opzioni e alcune sono anche più lunghe quindi non sempre buone da prendere. Un'altra grande incognita però, è rappresentata dalla polvere che qui si alza solo a sbattere gli occhi: domenica mattina dovrebbe piovere, forse nella notte addirittura fra sabato e domenica, ma il terreno qui è talmente secco, esattamente come in Marocco, che l'acqua potrebbe scivolarci sopra, invece di penetrare a fondo. L'organizzazione paventa la possibilità di bagnare alcuni tratti della pista, ma non si sa bene come funzionerà e se realmente succederà questa cosa...

Le foto che troverete in fondo alla pagina, in una sorta di album, evidenziano in modo lampante il tipo di terreno, ma come se non bastasse ci sono almeno tre, forse quattro, curve a novanta gradi, secche, dove se arrivi troppo veloce butti letteralmente via la gara: se la Odyssey infatti dovesse partire di traverso prima di recuperarla ci vorrebbero troppi preziosissimi secondi e questo finirebbe per trasformarsi in un grosso problema. E allora meglio seguire traiettorie strette, strettissime, passando a ridosso dei cespugli spinosi e duri che ricordano in tutto e per tutto l'impopolare erba chameaux. Tutta l'ultima parte del percorso, circa tre chilometri, è veloce e piatta, con due pozze d'acqua da attraversare, e una zona sopraelevata facile da controllare per i commissari di percorso che porterà le vetture alla switch zone, dove cioè avviene il cambio di pilota: anche lì si arriva da una parziale discesa e si rallenta, seguendo le indicazioni del limite a 30 km all'ora, si gira a destra e poi ci si ferma per permettere a un pilota di scendere e all'altro di salire.

Poi si riparte e qui viene il bello, perchè a differenza della partenza qui si arriva da destra e quindi delle sei traiettorie disponibili almeno quattro sono fuori discussione perchè troppo lontane.

Insomma, il percorso è bello, selettivo, impegnativo e se i piloti non se ne renderanno conto subito rischieranno di buttare via tutto...fra un salto e un altro. Timo Scheider che oltre ad essere il joker maschio della Extreme E è anche il disegnatore e tester dei percorsi di gara, lo ha studiato e perfezionato a bordo di un sidebyside ma quando lo ha provato con la Odyssey qualche settimana fa, ha rischiato di mettersela per cappello dopo pochi metri. Perchè non dimentichiamolo, il tallone di Achille di questi 4x4 sono proprio le sospensioni che saltano in modo sproporzionato, nonostante le regolazioni, sulle buche e sui dossi...e di dossi qui ce ne sono davvero un numero esagerato.