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Manca un mese alla prova in Italia della Extreme E: appuntamento in Sardegna il 23 e 24 ottobre

La prima destinazione europea del Campionato. La quarta prova dell'anno, nonchè la penultima della stagione 2021. Tutto questo è l'Island X Prix la gara di Extreme E che si correrà in Sardegna a fine ottobre e per la quale si sta svolgendo in questi giorni lo scouting, una nuova ricognizione nella zona militare di Capo Teulada nell'area Sulcis-Iglesiente nel sud ovest dell'isola. Alejandro Agag, Fondatore e CEO di Extreme E è quanto mai soddisfatto dei risultati ottenuti finora: "Siamo alla penultima gara dell'anno e devo ammettere che è stata veramente una bellissima avventura e sono molto orgoglioso di quanto fatto finora. Siamo impazienti di correre in Sardegna, in una terra che ha una grande storia e tradizione rallistica e ci tengo a ringraziare l'Automobile Club d’Italia e tutti coloro che hanno fatto sì che questa gara si possa svolgere qui, dalla Regione al Ministero della Difesa, compreso l'Esercito Italiano".

Per chi non se lo ricordasse la Sardegna è arrivata in sostituzione del Brasile, che avrebbe dovuto ospitare inizialmente la quarta prova 2021: nell'impossibilità causa Covid di allestire l'evento in Sud America l'organizzazione delle Series ha dirottato l'operazione sportiva e ambientale sull'isola italiana, concentrandosi anche in questo caso sulla salvaguardia del territorio. "Questo X Prix - ha detto Agag - metterà in evidenza alcune delle questioni che l'Europa e il resto del mondo devono affrontare. L'evento sta prendendo forma e abbiamo anche questa volta un altro tracciato epico pieno di nuove sfide, e di nuovo ci saranno scienziati che si uniranno a noi per condividere le loro teorie e conoscenze sull'emergenza climatica proponendo soluzioni innovative. Il Programma Legacy in Sardegna sarà incentrato sul restauro di alcune delle aree colpite da incendi boschivi ma anche sulla presentazione di veicoli elettrici e soluzioni di energia pulita".

Il programma ambientale in Sardegna si concentrerà sui depositi di carbonio sia blu sia verde. Si cercherà di evidenziare come il rapido riscaldamento del pianeta abbia un forte impatto su molti Paesi causando spesso in Europa, America e Australia larghi incendi boschivi. In Sardegna, Extreme E collaborerà con le ONG locali per sostenere gli sforzi di ripristino delle foreste nella zona dell'Oristanese che oltre ad essere stata vittima del fuoco e aver subito ingenti danni potrà migliorare le sue riserve di carbonio verde. In secondo luogo, Extreme E porrà l'accento sulle erbe marine - un ecosistema noto come foresta pluviale dell'oceano - un ambiente che trattiene ancora più anidride carbonica rispetto a quello terrestre ed è ugualmente minacciato, rendendolo un enorme deposito di carbonio blu. (Il termine Carbonio Blu è stato coniato nel 2009: è conservato in gran parte negli ecosistemi costieri formati da mangrovie, paludi salmastre e foreste sommerse di piante marine che coprono meno dello 0,5% dei fondali ma contengono tra il 50 e il 70% di tutto il carbonio oceanico. Numeri ancor più importanti se consideriamo che le foreste marine rappresentano lo 0,05% della biomassa vegetale del pianeta ma si classificano tra i maggiori pozzi di carbonio della Terra. Studi recenti hanno evidenziato che oltre alle piante, anche le comunità formate da macro-alghe (come i Kelp e Sargassum) contribuiscono a trasferire carbonio organico verso l’oceano aperto e gli ambienti profondi. In un lavoro pubblicato nel 2020, un gruppo di ricerca australiano ha stimato che questi ecosistemi rimuovono una quantità di carbonio pari a circa il 30% di quanto trattenuto annualmente sull’intero continente australiano. Il carbonio blu ha poi un altro pregio: rispetto a quello immagazzinato sulla terraferma, può rimanere immobilizzato in forme organiche per migliaia di anni, contribuendo così alla mitigazione del clima nel lungo periodo).

Inoltre, Extreme E è stata affiancata sin dall'inizio da Enel Foundation - suo partner scientifico ufficiale - per sostenere la ricerca sul cambiamento climatico, cosa che viene portata avanti da qualche tempo nel laboratorio galleggiante a bordo della St'Helena: a proposito, in questo momento la nave che sposta tutta la carovana logistica del Campionato si trova in viaggio dopo aver lasciato la Groenlandia e sta discendendo lungo il Sud Europa pronta a lasciare le acque dell'Atlantico per entrare nel Mediterraneo.

Capo Teulada per gli appassionati di motorsport non è un nome nuovo: proprio qui molti molti anni fa si correva il Rally di Sardegna, gara di rally raid, e qualche tappa era stata allestita proprio all'interno della zona militare gentilmente concessa per l'occasione. Oggi l'esercito italiano torna a confermare la sua disponibilità per un evento sportivo: "L'esercito è ben lieto di accogliere la prima tappa europea di questo campionato riservato ai fuoristrada elettrici - ha ammesso il comandante del quartier generale dell'Esercito in Sardegna, General Maggiore Francesco Olla - in quello che è il più importante centro di formazione sul suolo nazionale. L'attività si inserisce perfettamente nelle disposizioni del Protocollo d'Intesa per quanto riguarda l'uso condiviso di aree selezionate del suddetto centro di formazione, cofirmato dal Presidente della Regione, Solinas lo scorso dicembre. Infatti, nella giusta prospettiva, questo Accordo prevede l'utilizzo di parti dell'area formativa, senza alcun rischio, per iniziative che potrebbero avere un importante impatto economico sui territori circostanti, rendendola una risorsa per l'intera area."

Negli ultimi mesi Extreme E ha effettuato più di una ricognizione sul territorio con l'ausilio come sempre di Timo Scheider coadiuvato da Tiziano Siviero. Dopo le dune dell'Arabia Saudita, le spiagge del Senegal e la sabbia e le rocce della Groenlandia i 18 piloti della specialità si troveranno ad affrontare un percorso diverso, ancora una volta.

Capo Teulada ha fornito ai ricognitori una sorta di foglio bianco su cui si sta costruendo tutta la gara. Più o meno lungo sette chilometri il tracciato si snoderà su un paesaggio completamente in contrasto con i precedenti, composto di una superficie compatta più dura con molte rocce e cespugli, più quei fiumi in secca la cui terra si indurisce e crepa per il troppo caldo e il sole. E' vero però che il terreno potrebbe diventare più morbido nei mesi di ottobre e quindi i piloti potrebbero incontrare più ostacoli naturali. Di nuovo si sta lavorando per fornire più traiettorie per favorire i sorpassi senza disdegnare aree veloci e curve strette. Confermata anche in Sardegna la ricognizione a piedi del percorso nei giorni che precedono la gara, cosa utilissima ma che a qualcuno farà un po' storcere il naso.